Poco prima di avere Viola, ero già pronta alla débacle fisica più tremenda.
Non so perché ma tutti – dentisti, parrucchieri, oculisti – si erano premurati di dirmi che, dopo il parto, al mio fisico sarebbero successe le peggiori cose.
“Ti si carieranno i denti, perderai un sacco di capelli, perderai diotrie” – che nel mio caso, avrebbe voluto dire raggiungere praticamente la cecità.
Non è successo nulla di tutto questo. E’ successa invece una cosa di cui nessuno mi aveva avvertita: la mia testa non sarebbe più stata solo per me, per le mie cose, per il mio lavoro, come ero bellamente ed egoisticamente abituata.
Dopo 9 mesi, il mio cervello si sarebbe trovato a ritenere e a gestire simultaneamente una quantità di informazioni, dati, orari e altro mai visti prima. Il primo impatto è stato che ho cominciato a perdere pezzi per strada, a metterci il doppio del tempo per organizzarmi.
Ho iniziato a pensare che, invece di perdere denti o capelli, stavo perdendo il mio QI. Insomma non ero più io, quella super organizzata, che aveva tutto sotto controllo, che quando voleva fare una cosa la faceva e basta.
La svolta è stata quando, alla fine, ho capito e (quasi) accettato che non mi sarei mai più sentita libera come prima, almeno non nel senso di Anna pre-Viola. E che non ci sarebbe mai più stato un momento in cui sarei riuscita ad avere la testa tutta per me. Ora in cima ai miei pensieri c’è solo lei. E’ una dipendenza che non avevo mai provato, la prima, vera e buona.
Cervello 1: Sì va bene, vi preparo il comunicato. Cervello 2: Avrò portato il cambio dell’asciugamano a scuola? A che ora è che devo passarla a prendere?
Ok, ok, va tutto bene. Respira.





